GINVE come strumento contro il tarlo asiatico

  • Post author:
  • Post category:News
Il tarlo asiatico (Anoplophora chinensis)

Il tarlo asiatico, chiamato anche anche cerambice dalle lunghe antenne (Anoplophora chinensis) viene considerato nella sua zona di origine (Asia orientale), uno dei parassiti più pericolosi per oltre 100 specie di latifoglie, in particolar modo gli agrumi. L'infestazione produce forti danni fino alla morte degli alberi. Il coleottero è stato introdotto in America ed in Europa attraverso piante colpite, soprattutto bonsai ed esemplari di acero. Il primo caso di attacco in pieno campo in Europa, è stato segnalato nel 2000 in Italia (Lombardia). Da allora la sua comparsa è stata già segnalata anche in altre zone della penisola italiana.

Piante ospiti

Piante ospiti Lo spettro di piante ospiti comprende, potenzialmente, tutte le latifoglie, ivi compresi fruttiferi e piante ornamentali. Particolarmente sensibili ai suoi attacchi risultano l'acero (Acer), l'ontano (Alnus), l'ippocastano (Aesculus hippocastanum), la betulla (Betula), il carpino (Carpinus), gli agrumi (Citrus), il nocciolo (Corylus), il Cotoneaster, il faggio (Fagus), il biancospino (Crataegus), il fico domestico (Ficus carica), Lagerstroemia, il melo (Malus), il platano (Platanus), il pioppo (Populus), le specie di Prunus, il rododendro, la rosa, il pero (Pyrus), la quercia (Quercus), il salice (Salix) e l'olmo (Ulmus). L'insetto non si presenta invece, contrariamente ad altre specie di Anoplophora, sulle conifere.

Ciclo biologico

Adulto: lungo da 21 a 37 mm (esemplare femminile più grande del maschile) presenta una livrea nera brillante con 10 - 20 macchie chiare sulle elitre e lunghe antenne bluastre striate, che nel maschio possono raggiungere una lunghezza doppia rispetto a quella del corpo. Larva: Le larve sono apode, di colore da bianco-crema crema con disegni marroni sul cranio, hanno una lunghezza fino a 60 mm ed uno spessore fino a 10 mm. Uova: L'uovo, lungo 5 - 6 mm, con colorazione crema, che prima della schiusa diviene giallo-marrone, somiglia ad un chicco di riso. L'intero ciclo di sviluppo si compie generalmente in due anni. Gli adulti volano da fine maggio a fine agosto. Una femmina può deporre fino a 200 uova singole alla base del tronco o sulle radici affioranti, che in precedenza ha inciso con una caratteristica "T" rovesciata. Una-due settimane dopo l'ovodeposizione avviene la fuoriuscita delle larve che, inizialmente, penetrano la corteccia, per svilupparsi poi in gallerie di alimentazione scavate verso il basso nell'alburno e nel duramen. Oltre il 90% delle popolazioni larvali si trovano nell'interno dell'apparato radicale delle piante. In caso di forte infestazione si possono osservare i tipici fori di uscita degli adulti anche in posizioni superiori delle piante.

Quadro sintomatologico

ll danno maggiore è provocato dall'attività trofica delle larve. Le gallerie scavate penetrano profondamente nel legno, con le cavità prodotte alla base del tronco riducono la stabilità delle piante ed interrompono il trasporto della linfa e dei nutrienti. Di conseguenza causano la morte dapprima della chioma ed in seguito dell'intera pianta. I fori prodotti dall'insetto rappresentano inoltre vie di penetrazione per funghi xilofagi. Inoltre l'attività trofica degli adulti sulle foglie, sui peduncoli e sulla corteccia dei rami porta ad un loro avvizzimento. Spesso i primi sintomi dell'attacco si riconoscono dai trucioli presenti alla base del tronco e nella zona dell'apparato radicale (causati dall'attività trofica delle larve) e dai fori di fuoriuscita degli adulti, attraverso i quali essi raggiungono l'esterno della pianta.

Che aiuto può dare GINVE contro il tarlo asiatico

GINVE riveste un ruolo estremamente importante nella lotta contro il tarlo asiatico in quanto consente di:

realizzare il censimento di tutte le piante presenti sul territorio e l'individuazione di quelle sane e di quelle colpite da questo parassita

verificare l'entità dei danni causati e lo stato di pericolo della pianta, anche in funzione delle manutenzioni già effettuate

mettere in atto veri e propri piani d'intervento a seconda della gravità del danno

monitorare le zone colpite da Anoplophora chinensis per circoscriverne lo sviluppo e la diffusione